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Netbook d’ascolto (Prima parte)

Qualche mese fa m’imbattei in un interessante messaggio circolato sul gruppo Yahoo VLF_Group nel quale si esaltavano le virtu’ di acquisizione audio di un netbook Samsung e di come il chipset dotato di campionamento a 96 kHz, permettesse prestazioni da “bimbo grande” in un piccolo gioiellino da 10 pollici.
Avevo trovato la scusa che da tempo cercavo, per acquistarlo.

Ricorderete i post sulle mini gite dell’anno scorso; bei momenti, divertimento e tanta sana passione ma il lato negativo stava nel tornare all’ovile e ricopiare i log, scoprendo magari di esser stati 30 minuti in attesa per un ID gia’ ascoltato oppure che le informazioni ricavate da fogli Excel e PDF caricati sul palmare e cellulare erano errate, rimpiangendo cosi’ il RadioSchedule e tutta l’attrezzatura software di casa.
Portarsi dietro il portatile sarebbe stato eccessivo, ingombro inutile e scarsa autonomia delle batterie a vanificare il senso della gita e se dodici mesi fa gli ascolti erano tanti ma non tantissimi, quest’anno il rischio di perdere pomeriggi dietro log gia’ effettuati sarebbe stato piu’ certo che eventuale quindi la soluzione ha nome Samsung N150.
Per ulteriori info tecniche e/o commerciali scrivetemi o fatemene richiesta ma ora occupiamoci di ascolti quindi basti dire che dopo pochi minuti il software ‘fondamentale’ era gia’ installato.

Praticare il radioascolto significa, per me informatico di nascita, affiancare al ricevitore una serie di programmi che nell’insieme completano il set software minimo e necessario composto da:
- RadioSchedule: elenco in tempo reale delle stazioni SW trasmittenti
- GuindaSoft Lister: tutti gli altri elenchi come MW, OIRT, ascolti da effettuare, UTE varie e gli elenchi mensili di utility di IK1YDE
- RadioLog Utility e RadioLog BC: due programmi, tre installazioni coi quali tengo traccia dei miei ascolti broadcast, delle utility e dei log mensili destinati a Radiorama
- RecWin: il mio software di ‘gestione dati universale’ su cui memorizzo e gestisco i rapporti d’ascolto dal caricamento all’invio sino al ricevimento della QSL, statistiche e stampe, indirizzi delle stazioni e tutta la burocrazia che il radioascolto comporta.
In aggiunta a questi non rinuncio allo ‘Sked Combined’ che sovente aiuta ad identificare stazioni ignote grazie alla forza dei maggiori elenchi in circolazione raccolti in uno (EiBi, Aoki, PTSW ecc.) e a un buon utilizzo di Excel

L’idea di fondo e’ quindi trasportare programmi e database evitando non solo la carta ma altresi’ cercando d’implementare un metodo di trasferimento o sincronizzazione dati il piu’ efficiente possibile, qui risolto tramite la gestione delle cartelle ‘fuori rete’ (o offline) di Windows.
Le cartelle ‘fuori rete’ sono quel meccanismo introdotto da Microsoft con Windows XP, dalla versione Professional (o Business nel caso di Vista) in su per permettere che files o cartelle su un pc o server di rete restino disponibili anche quando si e’ staccati e lontani dall’infrastruttura.
In questo modo si potra’ continuare a sfogliare la rete, lavorare su cio’ che serve e una volta riagganciati, in modo del tutto trasparente, il pc sincronizzera’ i propri dati con quelli originali ovviamente gestendo le possibili ‘collisioni’ ad esempio un file sul quale si sia lavorato online e offline con tanto di scelta su quale mantenere buono.
E’ quindi bastato installare RecWin e farlo puntare agli archivi sul server, idem per il Lister coi CSV e addirittura nessun setup per i RadioLog e RadioSchedule che funzionano benissimo seppur lanciati da una cartella remota, per poter andare in giro, consultare e registrare tutti gli ascolti che voglio, creare i rapporti e una volta a casa, la connessione wireless provvede ad allineare ogni documento per ritrovarmi cosi’ tutti i dati disponibili ed aggiornati senza dover piu’ ricopiare nulla.
Unendo poi questa feature alle ‘Raccolte’ introdotte con Windows 7 ovvero cartelle virtuali che attingono e accorpano files da altre cartelle, ho sempre disponibile tutta la documentazione sul radioascolto, le registrazioni audio e i software uniti ai file locali per un insieme omogeneo e ben organizzato di tutto il materiale disponibile.

Tutto rose e fiori quindi?
In gran parte posso dire di si anche se qualche inconveniente si crea ma del resto era prevedibile.
Innanzitutto serve spazio d’appoggio, non molto forse ma certo che se gia’ prima c’era da sgomitare con tronchi e ginocchia, con superfici sporche o bagnate, il problema certamente raddoppia.
Utile poi prestare attenzione al sole e alle temperature perche’ la visibilita’, per quanto buona su questi display, di certo non eccelle sotto un  sole estivo che non solo abbaglia ma scalda terribilmente e sappiamo che oltre un certo numero di gradi i pc vanno in sovratemperatura e di conseguenza in blocco.
Essere in due, prima aiutava moltissimo con la carta, ora col netbook e’ quasi una necessita’.
Altro problema puo’ diventare la durata delle batterie che senza problemi resistono da 5  a  7 ore, molto di piu’ dei comuni notebook ma ugualmente potrebbero non bastare per una giornata d’ascolti molto intensa.
Non ho abbastanza prove sulle spalle ma credo si possano raggiungere  anche le 8 o 9 ore d’utilizzo con le giuste regolazioni e un uso oculato.
Poi si, resta la possibilita’ di portarsi dietro una batteria di riserva ma sulla distanza di una singola giornata all’aria aperta, ce la si puo’ fare.

L’analisi e l’utilizzo dei software UTE al prossimo articolo…

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Un commento

  1. [...] N150+ JP0CIT non sia quello dell’anno precedente visto nei post “Netbook d’ascolto” (prima e seconda parte) parrebbe informazione poco importante, non fosse che malgrado la sigla simile e [...]

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